I servizi di Google ADS, funzionano davvero? Ecco l’opinione di Operator web services

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La domanda è fondamentale: i servizi di Google ADS, funzionano davvero? Lo abbiamo chiesto agli esperti di Operator Web Services e la risposta è stata “sì, se sai usarlo”. Ecco cosa ci hanno spiegato.

I servizi di Google ADS funzionano davvero?

Se ci si sta chiedendo questo, è possibile che si sia avuta un’esperienza con la precedente interazione di Google Ads, ovvero Google Adwords. Una campagna di qualche euro, senza obiettivo definito, magari senza neanche sapere bene cosa si stava facendo. Google Ads, così come ogni strumento di pubblicità online, deve necessariamente avere qualcuno che “abbia letto le istruzioni” ad operarlo per ottenere buoni risultati. I dati da analizzare, ad esempio, sono già abbastanza impegnativi.

Le impressions sono diverse dai click, e c’è da capire cosa significano tutte quelle sigle: CTR (Click-Through Rate), CPC (Cost Per Click), ROI… questo piccolo panorama di nozioni è già, di per sé, abbastanza per tenere impegnato l’avventore di Google Ads per qualche ora.

Il punto, però, è che Google Ads funziona davvero, sì. Il ROI, Return Of Investment, ovvero quanto “frutta” il budget investito sulla piattaforma, si attesta intorno al 200%. La conversione (ovvero, quando il potenziale cliente diventa effettivo) è intorno al 50% in più del traffico “organico”, ovvero quello non a pagamento. Inoltre, ovviamente, Google è uno dei motori di ricerca più usato e il 52% delle persone impegnate nello shopping online ha ammesso di cliccare su annunci sponsorizzati, quando in cerca di qualcosa.

Cosa si sbaglia quindi?

Gli sbagli insiti in una strategia “random” di Google Ads sono tanti. Ad esempio, i costi per le chiavi di ricerca variano in base, appunto, al loro CPC, basato su quanto la chiave viene utilizzata e quanta concorrenza c’è su quella chiave. L’errore più comune è tuffarsi a pesce nelle chiavi di ricerca più utilizzate, ritrovandosi un CPC mostruoso e dovendo quindi o rivalutare il budget d’investimento, oppure abbassare gli standard della campagna. Un altro errore molto comune è definire il target: inutile mettere come target persone dai 15 ai 65 anni se si sta parlando di detergenti per l’acne. Il bacino di utenza è sicuramente meglio interpretato con fasce più ristrette, come 16-25, o 16-30.

Riguardo al target, anche le parole chiave usate giocano un ruolo: più keywords “inutili” si usano, nel tentativo di attrarre traffico, più clic inutili arriveranno. Se qualcuno sta cercando “detergente intimo” ed esce fuori un prodotto per l’acne, anche se inizialmente potrebbe essere incuriosito e cliccare sull’annuncio, una volta capito ciò di cui si parla, se ne andrà avendovi fatto spendere il clic e anche un po’ di malumore. Google Ads è una struttura che va studiata insieme al cliente. Non si può improvvisare una campagna, magari persino con una Landing Page, senza capire prima quali sono gli obiettivi previsti da una campagna, se il sito effettivamente è gia pronto per essere sponsorizzato e convertire eventuali clic (Click-Through Rate) e, in ultima battuta, quanto budget si è disposti a spendere. Come molti altri strumenti di marketing, anche Google ADS è una spada a doppio filo. Può rivelarsi un’arma fondamentale per vincere lo scontro con gli altri siti in concorrenza per i primi risultati Google, oppure trasformarsi in una ferita profonda al budget che è stato destinato alla pubblicizzazione.